Guardo le persone passarmi accanto indifferenti
o le immagino nell’atto di farlo, allacciate
secondo la sorte a loro destinata.
Ho pena per loro, ecco tutto, e ogni disperato impulso
Di salvezza che sento è racchiuso tra questa e le altre mille
Periferie sparse a caso o scientemente nel mondo,
villette bifamiliari, palazzi grigi, chiese e tramonti
sui campi da calcio per dare una perimetro
al silenzio ammutolito delle domeniche.
Cerco il profilo appena visibile della periferia e
Ho la certezza che ci sia altra umanità
Uguale in luoghi diversi diversa eppure
Unica nelle assonanze del riso e del pianto.
Se fossi stato più giovane e codardo
Non sarei mai tornato, lo sai?,
Per lasciare ogni cosa intatta in un ricordo
Da accarezzare, mai inquinato dalla polvere
Caotica del tempo vissuto.
Avrei lasciato solo qualcosa da rimpiangere
Per limitare la mia colpa ad una occasione mancata.
Saresti diventata solo una voce senza corpo
Lentamente una memoria impressa
In una foto, gli anni avrebbero poi
Sbiadito i ricordi, ingrigito
La foto, annerito il mio
Cuore, sgualcito i
jeans di quando
ti conobbi
E poi…
Poi..
Poi rimane solo il vento che tutto spazza
confonde le lacrime le gioie i ricordi
nel sole, tutto mette a tacere, tutto rende passato.
Sarei rimasto seduto, un riflesso a memoria
Senza nemmeno più i rimpianti a ricordare
Che ti amavo.
Un sms
È una poesia
Come un’altra.
Io ci vedo abbastanza
Verità da leggerlo
Con la stessa ansia
Di parole con cui
Ho letto Eliot e Pessoa.
(Dante invece non l’ho letto.
Aspetto che lo mandino sul cellulare.)
Nel bel mezzo del cmmn
Di nostra vita mi ritrovai x
1 selva ☹
A lato della statale che porta al mare,
Dove spesso i gatti incontrano
L’indifferenza fatale dei pneumatici,
Proprio di fronte al campo nomadi
Il sorriso sempiterno del premier
Campeggia trionfante imprigionato
in un cartellone troppo grande e sgargiante
per dire la verità
perché ogni verità può esser detta
ormai
solo sommessamente
e col volto grave
al monopolio della (dis)informazione
quest’anno sotto l’albero
potrete aggiungere quello delle patetiche
bugie.
Non camminerai mai
Solo.
Ogni impronta che lasci sulla sabbia,
Quando l’onda si ritira levigandola di schiuma,
Appare doppiata da chi ti ha sempre
Accompagnato.
E se mai voltandoti
Solo un fila di due impronte ti apparirà
Aver tracciato l’intero percorso,
non aver paura.
Sei stato preso in grembo.
Più forte non potevi essere.
Le lacrime non sono
una colpa, ma un saluto.
Tu hai solo salutato tuo padre.
Più forte non dovevi essere.
È notte. Il vento ha detto che non smetterà
Di maltrattare i rami e gli ubriachi
Fino a che il mattino lo costringerà a scappare.
Oltre il profilo nero e regolare della periferia
Macchiato a singhiozzo da finestre illuminate
Di povera vita e insistenti insegne pubblicitarie
Il mondo finisce in dilatati campi sconosciuti
Dove il silenzio cala più profondo del buio stesso.
Non una stella stanotte, il vento le ha fatte
fuggire, i lampioni le hanno sostituite, gli uomini
della città dimenticate. E andrebbe poi bene così
se non fosse che qualcosa mi rode dentro
come una rimorso ricacciato per anni,
il ricordo di qualcosa mai vissuto, ma vero
e presente in ogni mia parte come la consapevolezza
di non essere il solo.
Domenica.
L’Autunno sembra dare il nome
Alle cose, colora piano gli sguardi di foglie
Rosse, getta raggi di sole obliqui lungo i giardini
Silenziosi, popolati di lucertole, e rami, e ancora foglie rosse.
Le cose ferme, immote, come prive
Di tempo, astratte, come dormienti in se stesse, come
Se nessuno avesse nulla da dire che non fosse
Un addio o un ricordo.
Ancora oggi la domenica pomeriggio d’ottobre
È più facile dare il nome alle cose.
Perché tutto si rivela in quello che è.
E tutto è ricordo.
Oh taci!
Trovi forse alcun diletto in tutto questo?
Attento: del compiacersi nel dolore
Gli dei si vendicano
Con il vero soffrire.
Cosa dici? Gli dei non esistono?
Oh taci…
In una silenziosa domenica pomeriggio
di un Febbraio che non aveva nulla da dire,
una di quelle domeniche in cui si ha tanta voglia
di essere perdonati
ho capito che la mia anima è fatta per metà di vento
e per metà del desiderio di essere migliore.
In una domenica piena di redenzione e televisioni
Accese lasciate a invecchiare di fronte ad anziani
Invecchiati dalle televisioni e dai ricordi,
ho giunto le mani e pregato con la disperazione
profonda di chi ha tutto da perdere
e nulla da meritare.
In una domenica pomeriggio di un Febbraio livido
Pieno di nuvole veloci e telecronache sportive
Ho pregato di meritarti.